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Le Case Chiuse
SABATO 15 GIUGNO Partenza ore 21.00 Appuntamento in PIAZZA DELLA MERIDIANA
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Durata: 1 ora 1/2 Prezzo 15 euro
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Di vicolo in vicolo, le case chiuse hanno lasciato testimonianze, ancora oggi leggibili su una facciata, su una porta, che raccontano la vita che si svolgeva all'interno, le regole che le governavano, gli aneddoti più gustosi, i ricordi malinconici. Le ‘graziose’ e le “Bocca di Rosa” cantate da De Andrè, le ‘Signorine’ e le ‘Maitresses’ che nei secoli hanno riso e pianto nell’ombra cupa dei vicoli, riappaiono d’incanto narrando le loro storie, talvolta tristi, spesso piccanti e ironiche. Una grande carrellata di figure femminili ‘minori’ che offre un punto di vista assolutamente inedito sulla grande storia, dal medioevo al passato più recente.Per scoprire, nel fascino di vicoli avvolti nell'ambiguità delle tenebre, un volto di Genova inesplorato e storie inusuali, che lasciano stupefatti, divertiti e, forse, un po' più ricchi dentro.
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Alcune tappe del percorso

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-Via Garibaldi Genova città di porto, città di marinai. Uomini soli, in cerca di compagnia. Oggi come ieri, solo che anticamente il "mestiere più antico del mondo", non solo era legale , ma regolamentato. Qui infatti sorgeva il bordello, quartiere a "luci rosse" chiuso da cancelli, ove operavano le signore in questione, dietro pagamento di regolari tasse, ben cinque soldi al giorno, da versarsi all'erario dello Stato. Larga parte del porto di Genova venne nei secoli costruito con i soldi delle "signorine", fino al 1550, quando...
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-Vico Lepre Su un portale in marmo rinascimentale campeggia una scritta in latino. Ma dietro quella porta, nel ventennio, non c'era una dimora patrizia, bensì una delle più note case chiuse cittadine. Frequentatissima da gerarchi e gerarchetti, salutati da Dolly, la portinaia, con impeccabile saluto romano.
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-Porta Soprana In questa zona erano numerosissime le case chiuse, come il Dragone, o, poco più in basso il Sommergibile, il Sottomarino, e sopratutto il Castagna, prediletto dagli studenti, che sui divanetti del salotto preparavano gli esami. La maitresse ne era talmente orgogliosa, che a chi si laureava con la lode offriva una gratuità con la sua ragazza migliore; e quando incontrava il neodottore, lo abbracciava esclamando: "Ti ho laureato io!".
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